Un giorno quando la nostra letteratura dolciastra e nullista finirà per sempre la sua vicenda in un bel fuoco e dalle sue ceneri nascerà una nuova letteratura della gloria, abbastanza degna, verrà scritto un gran libro che celebrerà in maniera dignitosa Clint Eastwood. Ci vengono in mente vari titoli. Dunque. Alcuni sono frutto diretto della mente disumanizzata della maggior parte di noi quali “Apologia di William Munny” oppure “Al mare con lo straniero senza nome”; altri sono più dolci e tratti da celebri citazioni filmesche del nostro eroe come “Al mio mulo non piace la gente che ride” oppure la più ironica ancora ”Vorresti avere le palle nere come loro?”. Perché Clint ci piace. E ci ha fornito anche parecchi spunti.![]() |
| Clint mentre porta fuori la spazzatura |
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| «Avete mai fatto caso che ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare?» |
I suoi film sanno lasciare il segno in chi li guarda. Storie di coraggio, di amore, di amicizia che non risultano mai politicamente corrette, sonnacchiose, indolenti, banali. E' Clint che ci insegna che un fratello non va mai lasciato solo o dimenticato; è sempre lui che ci insegna a non sopportare le ingiustizie. E' lui che fa cadere ai suoi piedi le donne acchiappandole con fascino rude. E' lui che scava in storie poco note e rende omaggio ai soldati giapponesi nella disfatta di Iwo Jima (Lettere da Iwo Jima è un film epico, non sapremmo come definirlo altrimenti) ad esempio o che mostra non senza ironia il marcio della propaganda che sta dietro al trionfo della parte avversa, quella americana, nel film-seguito Flags of our fathers. E' ancora lui che riesce a riflettere su temi predominanti oggi quali l'immigrazione (e relativi problemi che porta, in Gran torino, beccandosi tra l'altro l'appellativo di razzista dalla maggior parte dei critici) o l'eutanasia (in Million dollar baby) uscendone comunque dritto, mai scontato. Non possiamo non provare simpatia per lui. Ci sembra chiaro.



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